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Rivendica cio’ che l’uomo le ha sottratto.
Figli di un territorio condonato, la natura
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| di Mariacarmela Torchi | |||
| Mercoledì 02 Dicembre 2009 - 11:37 | |||
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In modo più generale, e secondo una concezione più moderna del termine, esso può essere inteso come "qualsiasi situazione di squilibrio o di equilibrio instabile del suolo, del sottosuolo o di entrambi", ovvero "l'insieme di quei fenomeni connessi al rovinoso defluire delle acque libere in superficie e all'interno del suolo, producendo effetti che possono portare alla perdita di vite umane, ad alterazioni delle attività e delle opere dell'uomo e dell'ambiente fisico". I fenomeni di dissesto idrogeologico sono fenomeni naturali che possono avvenire per cause strutturali (geomorfologiche) oppure per cause occasionali, che determinano in un dato momento l'alterazione degli equilibri esistenti. L'antropizzazione e la costruzione di nuove infrastrutture oltre a mutare l'assetto del territorio, accrescendo la possibilità che si verifichino dissesti, hanno determinato una maggiore esposizione di persone e beni al rischio idrogeologico. Il rischio idrogeologico comprende due categorie principali: il rischio da frana, indicato con il termine di rischio geomorfologico; il rischio da alluvione, indicato con il termine di rischio idraulico. La seconda categoria di rischio comprende invece le esondazioni, che si verificano quando un corso d'acqua, arricchitosi con una portata superiore a quella normalmente contenuta in alveo, supera o rompe gli argini e invade il territorio circostante, arrecando danni alle infrastrutture presenti, quali edifici, insediamenti industriali, vie di comunicazione, o alle zone agricole. Al fine di prevenire e ridurre il rischio idrogeologico sono stati emanati in tempi recenti diversi provvedimenti normativi. La legge 183/89 "Norme per il riassetto organizzativo della difesa del suolo" rappresenta certamente l'atto legislativo più significativo in tal senso. Non di minore importanza sono, inoltre, la Legge 267/98 "Misure urgenti per la prevenzione del rischio idrogeologico ed a favore delle zone colpite da disastri franosi nella regione Campania" (legge Sarno) e la Legge 365/2000 "Interventi urgenti per le aree a rischio idrogeologico molto elevato e in materia di protezione civile, nonché a favore di zone colpite da calamità naturali" (legge Soverato). La necessità di fronteggiare il rischio idrogeologico anche attraverso l'unificazione delle procedure di allerta e la gestione integrata del sistema di monitoraggio ha portato alla progettazione e realizzazione della Rete dei Centri Funzionali (O.M. 3134/2001). La successiva Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 27 febbraio 2004 ha introdotto gli indirizzi operativi per la gestione di allerta per il rischio idrogeologico ai fini di protezione civile. Nonostante questo reale pericolo i Comuni della provincia di Ragusa sono relativamente in ritardo con la pianificazione dei progetti per la mitigazione del rischio idrogeologico, visto che solo negli ultimi anni le amministrazioni locali hanno iniziato a progettare interventi per risanare e consolidare le aree a rischio. Sicuramente i Comuni che rischiano maggiormente sono Modica, Scicli e Comiso che hanno già vissuto in passato il dramma dell’alluvione del 1902 e che oggi sono ancora attraversati dagli alvei di quei fiumi che hanno mietuto migliaia di vittime e che adesso, seppur coperti, hanno bisogno della necessaria manutenzione e pulizia per evitare che la presenza di rifiuti o quant’altro provochi in caso di pioggia eccessiva l’intasamento degli sbocchi degli alvei con conseguenze piuttosto gravi. Comiso in particolare è segnalata tra le zone a R4, cioè ad elevatissimo rischio idro-geologico. Davanti alle grandi piogge, interi quartieri attraversati dai tre torrenti, diventano gli alvei naturali di devastanti piene che, negli anni, sono state causa di morte per molte persone. Ricordiamo quanto accaduto nell'ottobre del 2005, quando, un uomo di 65 anni, Angelo Cilia, venne travolto dalla piena del torrente Cucca, che ha il suo letto naturale lungo la via Papa Giovanni XXIII e che sfocia nel fiume Ippari. In quella occasione il Comune di Comiso ha proposto alcuni progetti di mitigazione del rischio idrogeologico, ma non è stato fatto nulla. Il progetto in questione prevede la realizzazione di un canale di gronda a monte dell'abitato finalizzato ad intercettare le acque meteoriche e di ruscellamento superficiali (provenienti da monte verso valle) sottraendole ai quattro torrenti Cucca, Petraro, Porcaro e Cava dei Modicani, per convogliarle verso il fiume Ippari. Anche a Modica la situazione pur non essendo grave è comunque a rischio. Sono ben tre infatti gli alvei dei torrenti che avrebbero bisogno di intervento e manutenzione. Pozzo dei Pruni, Iannu Mauro ed il torrente San Liberale. In particolare quest’ultimo è quello più a rischio. Depositi e magazzini all’aria aperta sull’alveo del torrente, case ai bordi dei muri di contenimento, parcheggi spontanei, garage che si affacciano sul torrente. A metà del torrente ci sono travi in acciaio parcheggiate in attesa che qualcuno le ritiri, pneumatici di grandi dimensioni, cumuli di massi; potenziali elementi che in caso di piogge torrenziali arriverebbero come veri e propri proiettili a valle od ostruirebbero il defluire delle acque senza lasciare scampo. Negli ultimi decenni l’alveo del S. Liberale è diventato una lottizzazione, un territorio dove non ci sono state regole e dove la corsa all’occupazione è stato l’interesse primario senza che qualcuno muovesse dito. L’alveo è ormai ristretto a pochi metri e dovrebbe smaltire la potenzialità di acque che vengono giù da tre colline sulle quali gli alberi si sono diradati e le costruzioni a loro volta abbondano. Da un sopralluogo dei tecnici del genio civile di Ragusa è emersa la necessità di liberare quanto prima l’alveo dai detriti ma nella zona è necessario anche un intervento più serio che agisca sulle costruzioni abusive. Anche se poi il problema resta sempre legato ai fondi. Da una stima del comune sarebbero necessari un milione e mezzo di euro per ripulire l’alveo del torrente S. Liberale e sgomberare la collina di Monserrato dai tronchi degli alberi tagliati o bruciati, mettendo altresì in sicurezza gli altri costoni che sovrastano la città, a cominciare dalla Giacanta. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che anche la presenza di queste colline rappresenta un pericolo per la città della contea. Anche gli altri comuni, si stanno muovendo per cercare di consolidare le aree a rischio. Scicli, ad esempio sta eseguendo i lavori di consolidamento del colle San Matteo mentre il Comune di Ragusa, ha partecipato di recente, con cinque proposte progettuali, al bando di selezione con i fondi del Programma operativo regionale Fers 2007-2013 dell'assessorato regionale del Territorio e Ambiente. I problemi di dissesto idrogeologico nel territorio del capoluogo, interessano principalmente Ibla e i suoi costoni rocciosi. Nel centro barocco negli ultimi anni si sono verificati cedimenti di massi, staccati dai costoni (via Velardo e corso Mazzini), che fortunatamente non hanno provocato vittime. Le aree più critiche sono i versanti rocciosi che sovrastano via Ottaviano, via Monelli, via Diaz, il quartiere San Paolo in genere e i costoni sovrastanti via Addolorata e via Nicastro a Ragusa superiore (infatti tutte le proposte di intervento per i fondi Fers interessano proprio queste aree). Insomma costoni pericolanti, alvei occlusi, strade senza sbocco, disboscamenti selvaggi. La tragedia di Messina conferma quello che tutti i siciliani sanno da tempo; il territorio è devastato per scelte di lungo, medio e breve periodo. Perché la speculazione, la mancanza di piani regolatori, affarismi, hanno creato veri e propri mostri, pericoli che ogni giorno incombono sulla vita delle nostre città. Il pericolo è sotto gli occhi di tutti, amministratori, sovrintendenze, genio civile, funzionari regionali, semplici cittadini, ma si preferisce chiudere gli occhi nella speranza di non dover mai utilizzare un giorno una espressione giornalistica abusata, «tragedia annunciata», quasi a certificare l’inevitabilità degli eventi ma che di evitabile ha tutto, se solo si volesse. E allora forse ha ragione il capo della protezione civile nazionale Guido Bertolaso « La natura non uccide, è l’uomo la causa dei morti che dobbiamo registrare come conseguenza delle calamità naturali”. POST IT Ho pensato proprio questo quando ho concluso il viaggio sotto la città di Modica, in quegli alvei dei fiumi che un tempo scorrevano in superficie quando la città della contea era attraversata dai ponti che le diedero l’appellativo di Venezia del Sud. Il nostro viaggio è iniziato, sotto la guida dell’assessore comunale alla protezione civile Elio Scifo e dal responsabile della protezione civile Vincenzo Terranova, dall’ingresso dell’alveo della Fiumara, alla fine di Viale Medaglie D’oro. Siamo entrati a bordo di una jeep scendendo dove era possibile farlo. Ad un certo punto siamo giunti ad un punto cruciale ovvero dove si incontrano la fiumara e il torrente San Liberale che passa sotto il ponte di San Giuliano. Qui ci imbattiamo in quella che viene definita, a detta degli esperti, una bellissima opera di idraulica: una sorta di cascata che serve a rallentare la velocità del flusso dell’acqua. La sezione del San Liberale si presenta piccola, il bacino ignifugo è stretto per cui l’acqua rispetto alla partenza arriva ad una velocità limitata. Ma allora perché si è parlato del torrente San Liberale come un mostro di cui avere paura? L’Assessore ci spiega che il problema sta a monte, nell’alveo d’ingresso del torrente, dove si trova depositato materiale di ogni tipo ma non solo. Proseguendo siamo arrivati sotto la fontana di Corso Umberto. A sorreggerla una volta fatta di calcare duro che si presenta intatta come se fosse stata appena realizzata. “La fontana in realtà- ci spiega l’Assessore Scifo- è stata realizzata sopra la volta proprio per non creare impedimenti.” Inoltre il responsabile della protezione civile Terranova aggiunge che l’intera struttura è stata sottoposta ad adeguamento sismico.
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| Ultimo aggiornamento: Mercoledì 02 Dicembre 2009 - 12:11 |